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日志


3月17日

Per un mondo migliore

 

DEL DICEMBRE 2004

George W. Bush ha vinto. Questo è un fatto. Ha vinto nonostante un fuoco di sbarramento forse senza precedenti nella storia del movimento progressista moderno, e cioè nonostante sia stato bersagliato da ogni sorta di critica, scandalo, fallimento, da proteste, film, documentari, scoop giornalistici, nonostante milioni di attivisti nel mondo abbiano dato il meglio di sé per rendere pubblica l’iniquità delle politiche neoconservatrici. Nonostante tutto questo, e di più, egli ha vinto. Esattamente 30 anni fa, un altro presidente americano fu costretto a dimettersi per molto meno. Richard Nixon aveva tramato e mentito agli americani; G. W. Bush ha tramato, mentito, trascinato il suo Paese in due guerre, causato la morte di almeno 104.000 persone, ha fallito nell’intento di rendere l’America e il mondo più sicuri, è implicato in scandali domestici colossali fra Enron e Halliburton, ed è protagonista di un conflitto di interessi da far impallidire il peggior Berlusconi. E ha vinto.

E mentre il Presidente americano trascina verso nuovi orizzonti di impunità l’ideologia che sta così penalizzando la collettività planetaria di uomini, donne, animali e piante, con danni forse irreparabili, altri continuano a perdere: i poveri, l’ambiente, la pace, e la stessa intelligenza umana. Continuano a perdere.

Ora, se questo, e la colossale mole di altre evidenze, non ci scuote, se non è sufficiente a farci aprire gli occhi e ad ammettere che stiamo perdendo, cosa altro lo farà? Stiamo perdendo, e riconoscerlo non è un atto di distruttivo pessimismo, al contrario, deve essere il primo, traumatico passo che il Movimento deve fare per non soccombere per sempre.

In particolare dobbiamo fermare le nostre macchine, tutte, fermare le ruote, ogni nostra azione o progetto, e riflettere su quanto segue: come hanno fatto, trentacinque anni fa, un nugolo di intellettuali, economisti e politici a progettare e poi a realizzare la più inimmaginabile sovversione di tendenza politico-sociale della Storia moderna? Come hanno saputo in sole tre decadi arrestare 250 anni di lotte dal basso e iniziare a invertirne la rotta? Come hanno annichilito le sinistre di tutto il mondo occidentale? Come hanno potuto renderci di nuovo plausibile l’inimmaginabile? E cosa sono divenute oggi quelle sparute forze di 35 anni fa? Come hanno lavorato? Come lavorano ogni giorno?

Perché non vi è dubbio che i nostri avversari noi non li conosciamo, non abbiamo dedicato che una frazione del nostro tempo a studiarne le mosse e le forze, perdendo invece anni a inveire contro le loro ‘ombre sul muro’, i Bush e i Berlusconi di questo mondo. Essi sono un esercito di cui noi ignoriamo quasi tutto. E come potremo mai combatterli?

Sto parlando delle destre economiche e finanziarie che in pochi anni, e seguendo poche ma semplicissime regole, rimanendo compatte, immensamente disciplinate, al lavoro 24 ore su 24 sempre, con oggi a disposizione i migliori cervelli della terra, con mezzi incalcolabili rispetto ai nostri, con al loro servizio praticamente tutta la classe dirigente del mondo, tutti i media che contano, e ahimè con il consenso di milioni di persone obnubilate dalla loro Esistenza Commerciale, stanno portando al trionfo l’unica interpretazione dell’esistenza oggi rimasta: il Capitalismo dei Beni di Consumo, che infatti spopola trasversalmente fra culture, religioni, ideologie e regimi politici diversi, dall’Iran alla Cina, dall’Africa al Baltico, e che attende al varco le masse derelitte dell’America Latina non appena queste avranno preso possesso di uno standard di vita decente per mezzo delle loro odierne ‘rivoluzioni’.

Dobbiamo comprendere come hanno fatto a creare un consenso talmente dilagante fra i popoli da riuscire persino a demolire la certezza del lavoro, conquistata in due secoli e mezzo di opere umane; da riuscire a renderci plausibile la privatizzazione dell’acqua, che è come se ci avessero convinto a privatizzare i nostri globuli bianchi, solo per fare due fra le centinaia di esempi. Lo hanno fatto in silenzio, lavorando incessantemente a CONTATTO CON LA GENTE COMUNE, macinando incessantemente il loro consenso, senza manifestazioni, cortei, chiasso, gesta clamorose, senza bandiere colorate e feste di piazza. Oggi, se avete l’onestà di guardavi in tasca, di osservare come vivete, cosa consumate e con quali comfort, hanno intrappolato anche voi, nonostante tutto.

Ora, per arginare una macchina mostruosa di queste dimensioni e di questa potenza, c’è una sola strada: formarci in un esercito compatto, disciplinato, immensamente abile nella comunicazione, al lavoro sempre e ovunque, a CONTATTO CON LA GENTE COMUNE nei luoghi della gente comune, implacabili, pazienti, e ben finanziati, per tentare di creare un consenso opposto a quello oggi dominante. E’ una strada in salita, poiché si tratta di invitare milioni di persone a scelte impopolari, a rinunce, a mutazioni di stili di vita importanti, e a saper vedere però la convenienza finale di un mondo più in equilibrio. Per fare ciò dobbiamo mettere da parte le differenze che separano i gruppi che formano il Movimento, dobbiamo rinunciare ai nostri individualismi per un fronte comune, unico, compatto, disciplinato, implacabile, di attivisti al lavoro ovunque. Non c’è altra strada.

(Continua...)

Paolo Barnard

"Potrà una società che si è così gettata su una eccessiva commercializzazione funzionare ancora come una democrazia deliberativa? Potrà il pubblico ancora trovare e sviluppare la sua voce sovrana? O, viceversa, il suo carattere è stato così profondamente trasformato dai media commerciali da stroncarne per sempre l’abilità di  partecipare alla vita pubblica?"

David Bollier