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July 09

....

 

"Mi sono innamorato di te

perché non avevo niente da fare

di giorno volevo qualcuno da incontrare

la notte volevo qualcosa da sognare."

 

Luigi Tenco

July 04

Uno dei difetti maggiori degli italiani (ma forse anche una loro virtù) è di essere un popolo senza memoria...

 
"Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c'è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: "voglio abbandonare la politica e la vita".
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l'anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l'editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell'Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell'onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall'altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci da sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nutto immescato cu niente."
 
Salvo Vitale, discorso fatto alla Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato.
June 14

Notte prima degli esami - Antonello Venditti

 

Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla,
come i pini di Roma la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra,
come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati.
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza,
tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità t'avessi preso prima, le mie mani sul tuo seno
è fitto il tuo mistero,
e il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese, chiuse come le chiese
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia,
certo qualcuno te lo sei portato via,
notte di mamme e di papà col biberon in mano,
notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra,
notte di giovani attori di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni di coppe e di campioni,
notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere,
e gli aerei volano alto tra N.York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra,
Claudia non tremare, non ti posso far male, se l'amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno che mi viene voglia di cantare,
forse cambiarti, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore - se l'amore è amore - se l'amore è amore -
se l'amore è amore - se l'amore è amore ...

May 24

Berlusconi è morto

Cronache dal futuro

 

L’annuncio è stato dato a Portofino con sedici ore di ritardo

Berlusconi è morto

Sulla propria salute, Berlusconi imbocca la strada della chiarezza. Mentre la sinistra non si libera dall’antiberlusconismo. Confidustria, sindacati, opposizione e clero gli rendono omaggio con la più grande commozione. Un mese di onoranze funebri. Emilio Fede si toglie la vita.

 

Carlo Rossella

ROMA – Il primo giorno senza Berlusconi vede come un ripiegamento dell’Italia su se stessa, mentre dagli schermi televisivi il Canale Unico diffonde ininterrottamente le note dell’inno di Forza Italia, rallentate in una esecuzione solenne e maestosa dal maestro Pregadio. “Il grande e amato leader del nostro paese, Silvio Berlusconi, è morto”, dice il comunicato letto alla radio dal portavoce di Forza Italia-UDC-Margherita, Francesco Rutelli.

 

La profezia popolare secondo cui le meteoriti, i grandi terremoti dei mesi scorsi e il nuovo varietà di Bonolis preannunciavano la fine di una dinastia si è avverata. Nessuno può pretendere di riempire il vuoto immenso lasciato da Berlusconi.

Bossi, il successore designato, non gli è sopravvissuto politicamente, spazzato via dalla riforma scolastica che obbligava i ministri all’alfabetizzazione. Fini, ma in pochi se ne sono accorti, è scomparso anni fa, vittima subacquea di un embolo commissionato da Alessandra Mussolini. Casini non pare più lui, da quando lo yatch del suo legame coi Caltagirone si è infranto sugli scogli delle foto di Novella 2000 che lo consegnano alla storia in atteggiamenti saffici con Charlotte Casiraghi. Da rimpiazzare inoltre il direttore del Tg Unico Emilio fede, che alla notizia della morte di Berlusconi si è tolto la vita gettandosi sotto una roulette.

 

Berlusconi, fiaccato dai vari infarti di Giuliano Ferrara, nonché semipara-lizzato e con difficoltà a parlare (tanto che gli avevano dovuto mettere al fianco Luca Laurenti per interpretare gli impercettibili movimenti delle sue labbra), Berlusconi dicevo ha tuttavia continuato a lavorare alle riforme piduiste sino all’ultimo respiro. “Berlusconi era una delle maggiorni personalità del nostro tempo dopo la mia” ha dichiarato il Presidente della Repubblica Massimo D’Aleama. “E’ tragico che un uomo di tali capacità, di simile talento sia scomparso,” ha quindi concluso prima di gonfiare le gore e prodursi nel suo inconfondibile tic eolico.

 

Un giudizio positivo sull’opera di Berlusconi è stato dato ieri dall’Osserva-tore romano in un corsivo firmato da Sua Santità, Papa Gianni Baget Bozzo, che ha elogiato “l’opera di inquadramento del popolo italiano al fine di indurre tutti a dare il massimo di lavoro possibile in cambio del minino delle garanzie sindacali”.

 

Soltanto poche righe sulla stampa comunista: il New York Times è stato laconico, prima producendosi nell’elogio ipocrita alla “maggior personalità del secolo” per poi rilevare che intendeva riferirsi ironicamente a Emilio Fede; mentre l’Economist ha definito Berlusconi “una forma di vita”.

 

“La fede deve superare una prova . Niente è tanto intero quanto un cuore infranto. Da oggi Silvio Berlusconi vive nelle parole e nelle opere immortali che ci ha lasciato”, ha detto il presidente della Camera Unica Sandro Bondi nel suo elogio funebre. “Berlusconi vive nella memoria dell’umanità. Non ci sono parole abbastanza tristi per poter esprimere il nostro senso di vuoto. Quanto alla vita, come si permette di continuare senza Berlusconi?”

 

Un euforia impressionate, l’atmosfera del lutto, grava su tutta la capitale, e le cerimonie si svolgono nella baraonda più completa, sotto la sorveglianza inutile del dispositivo di sicurezza. Solo Fabio Fazio si lamenta e come sempre per nessun motivo.

 

La Confidustria ha reso omaggio alla vita sovraumana del padrone Silvio Berlusconi. “Egli ha mostrato sopra ogni precendente che la grandezza degli imprenditori so alimenta della debolezza e della sottomissione delle masse mentre noi ce ne stiamo spaparanzati a Capri o a Porto Cervo,” ha detto il neo-presidente di Confidustria, Gabriella Carlucci, andando a sbattere con la Porshe contro un handicappato in carrozzella. “La vita dell’imprenditore Berlusconi ha reso più forte il padronato oppresso. Abbiamo veduto trionfare i monopolisti, ricostituirsi le caste di privilegiati, rinascere l’autorità indebita . la sua scomparsa ci lascia più forti,” ha detto infine la Carlucci, sgommando via prima dell’arrivo dei vigili.

 

Si è messo al lavoro il Comitato per le Esequie Solenni. Ne fanno parte il primo ministro Marcello Dell’Utri, il presidente della commissione militare della Casa della Libertà Giovanni Brusca (entrambi vicepresidenti di Forza Italia) e il ministro della Difesa Iva Zanicchi. I dirigenti del Partito Unico avrebbero deciso di non procedere alla cremazione della salma del presidente: benché la voce non sia confermata ufficialmente, l’impressione degli osservatori, è che le spoglie di Berlusconi saranno custodite nel mausoleo di famiglia ad Arcore o dentro il Gabibbo.

 

Il cordoglio dell’Italia intera troverà la sua massima espressione – dopo un mese di onoranze funebri – nella cerimonia collettiva che si svolgerà il 1° novembre, quando 60 milioni di italiani, alle tre del pomeriggio, dovranno interrompere ogni attività per pensare a uno spot pubblicitario purchessia, in silenzio omaggio alla memoria del “grande comunicatore”.

 

Verrà trasmesso in mondovisione il video-necrologio che Berlusconi realizzò ad Arcore anni fa in previsione di questo momento. Nel suo blog, Beppe Grillo ha commentato: “Dopo le leggi-vergogna, questo si fa da solo anche il necrologio! È un modo elegante per dire: - Sarà anche morto, ma voglio monopolizzare la conversazione. – Sei morto, Silvio. I vermi ti stanno mangiando. Per una volta, lascia che parli qualcun altro.

 

Le spoglie di Berlusconi dovrebbero giungere stanotte al Quirinale dove resteranno esposte finchè l’odore o Maurizio Costanzo lo consentiranno. È prevista un’affluenza record.”Verranno milioni di persone. Basta dare alla gente quello che vuole,” dice convinto Giorgio Gori, esperto di audience, prima di essere interrotto da un SMS porno della Ventura.

I titolari delle imprese di pompe funebri della capitale stanno rifiutando l’incarico delle esequie perché non sono sicuri di essere pagati.

Fissate per dicembre le nozze fra Veronica Lario e Massimo Cacciari.

 

(Continua…)

 

I commenti:

Sandro Bondi: Silvio amava i cani, i fiori, i colori, era innamorato della vita, sensibile, altruista, rasentava l’ineffabile e l’invisibile, abbracciava il cielo e le nuvole. Ha dato tanto amore.

Vittorio Sgarbi: Come Masaccio (1401-1428) segnò l’inizio della modernità dirigendo per primo, nella sua Trinità, uomini contemporanei in primo piano raffigurati vicino ai santi, a Cristo e a Dio, facendo entrare cioè nel volgo nello schermo della modernità; così Berlusconi (1937-2013) ha segnato l’inizio della post-modernità, consentendo alle masse di entrare coi i reality show trasmessi dalle sue tv, nello schermo catodico, mentre lui ritagliava per sé il posto della Trinità. Lascia un vuoto non solo incolmabile, ma esteticamente superiore a tutte le opere segnalate in questi anni da Bonito Oliva.

Marco Tavaglio: L’ennesimo escamotage per evitare i processi.

Renato Schifani: La morte è una toga rossa.

George W. Bush: Era un grande amico. Fabbricherò prove che accusino della sua morte una nazione strategica ai miei interessi petroliferi, nazione che sarò poi ben lieto di attaccare.

Tony Blair: Non so ancora cos’ha detto Bush, ma sono d’accordo.

Papa Baget-Bozzo: Berlusconi era una gran bella figa.

 

 

 

Da (con articolo completo): http://www.slow.danieleluttazzi.it/luttazzi.htm

 
 
April 12

Furiosa lite nello spogliatoio del Napoli

Ragazzi come tutta Napoli sa, il Napoli ha perso per le numerosi liti all'interno dello spogliatoio... e l'ultima tra Lavezzi e Santacroce è stata durissima! A me hanno detto come è andata mo ve lo dico pure a voi!

Dopo la furiosa lite di qualche mese fa tra Domizzi e Sosa, lo spogliatoio del Napoli continua ad essere una polveriera.

Ma c'è un testimone scomodo, che ha chiesto di restare anonimo per evitare ripercussioni, che sta scuotendo l'ambiente Napoli con alcune sconcertanti dichiarazioni: ecco ciò che è davvero accaduto tra Santacroce e Lavezzi.

Tutto ha inizio nel pomeriggio di Mercoledì sul campo di allenamento, così come avvenne nel caso Domizzi-Sosa. Classica partitella di rifinitura, fatta più che altro pe' fa cuntent' i vari Rullo, Dalla Bona, Capparella che sennò se scordan' pur' comm'è fatt nu' pallon'.

Arbitra Reja.

Lavezzi e Santacroce schierati in squadre contrapposte. Il Pocho fa uno scatto dei suoi, entra in area come un fulmine ma Santacroce con un intervento pulito sul pallone lo ferma. Ma Lavezzi si tuffa e Reja, un pò ingannato dal tuffo nu poc' pecchè a na' certa età nun s'ver' cchiu' bbuon', fischia il rigore.

Santacroce perde le staffe: "ARBITRO TIEN' E' CORN'!!!"

Dai pali si sente la voce di Iezzo gridare "No chill' è Domizzi!". Domizzi nun ce ver' cchiù', piglia la mazza da baseball cà ormai ten' semp' appriess' e zomp' nguoll' a Iezzo: "L'ata vot' t'agg' spezzat' e cosc'....e mò t'arap' a cap'!!".

Nel frattempo Lavezzi e Santacroce s'abboffan e paccher' in mezzo all'area. Si sente la voce del Pocho gridare "'stu muccus' mò è venut' già vo' fa' o capuzziell'!". Gargano, come si sa, è cumpagn' a Lavezzi e zomp' nguoll' a Santacroce. Mannini e Hamsik, già compagni di squadra del difensore a Brescia, se vottn' miezz e mazzat'.

Reja allucca: "Uagliù basta! Nun ve support' cchiù! Se continuate accussì a Giugno me ne vac'!" e Calaiò subito: "JATE UAGLIU' ,ABBUFFATEV' E MAZZAT'!!!!". Montervino da buon capitano insieme a Cannavaro si vott' mmiez' pe' sparter', mentre Domizzi corr' pe tutt' o camp' appriess' a Iezzo cà mazz' man'.

A fatica finalmente i due capitani riescono a riportare la calma e Blasi per riportare l'armonia nel gruppo: "Uagliù cà simm' tutt' cumpagn'! Jà luamm' tutt' e ' tarantell' a miezz'.....staser ve port' a magnà'!... però nun dicit' nient' a Marino cà sennò arrefong' tutt' o stipendio!"

E per fortuna la sera intorno alla tavola tra 'na buttegli' e vin e na' resat' l'atmosfera è idilliaca. Persino Mimmo Malfitano, che s'er' pigliat' nu tavol' affianc' pecchè iss e cacchi' suoi nun se' fa mai , nun tenev' nient' a scriver'.

Dopo i paccheri a ragù, era da poco arrivato il secondo: e purpett' ca sarz'.

Ma l'imponderabile era dietro l'angolo.

Lavezzi bev' nu' bicchier' e coca cola, ma lo fa tropp' a cannaron' apiert e un cubetto di ghiaccio se' ferm' 'ngann'! Navarro, l'unico ad accorgersi dell'episodio, chiav' nu paccher aret e rin' a Lavezzi. Ma Navarro ten' 'na man' ca' fa paur' e il cubetto di ghiaccio schizza dalla bocca di Lavezzi e va a fernì 'nfacc' a Santacroce.

Santacroce comm' e nu pazz': "Ma allor' vuo' abbuscà pe' forz'!". E chiav' na' lattin' e coca cola appriess a Lavezzi. Gargano di nuovo zomp' nguoll' a Santacroce. Mannini e Hamsik 'nguoll a Gargano... e la rissa ricomincia!

Approfittando 'ra mmuin' Iezzo s'arrobb' a purpett' a int'o piatt e Domizzi. Domizzi o 'sgam' e allucc' "Azz ma allor' o tien' pe vizio!"e pigli' n'ata vot' a mazz'. Montervino vicin' a Sosa "Pampa ramm' na man' a spartr'", ma Sosa , ca' già ten' nu' litr ' e vin' ncuorp': "Uagliò ma che me ne fott', tant' a Giugno me ne vac'".

Calaiò dice a Reja: "Uà che gent' e mmerd'! Si foss' a te a Giugno me ne jess!".

In quel momento entra Marino dalla porta: "Uèèèèè! MA COMME VE PERMETTIT'!". Santacroce mett' e man' annanz': "Direttò ha accuminciat iss" indicando Lavezzi. E Marino: "ma che me ne fott' a mme!! Io vogli' sapè chi ha organizzat' e venì a magnà e nun m'ha ritt nient'!".

Così tutti i giocatori dispiaciuti pe 'sta figur' e mmerd cu' Marino, a fernescn' e se chiavà a mazzat' e portn' o ' Direttor' a magnà 'nu cornett' o' Ciottolo.
E tutto si risolve.
February 23

Coldplay - Fix You

 
When you try your best but you don't succeed
When you get what you want but not what you need
When you feel so tired but you can't sleep
Stuck in reverse

And the tears come streaming down your face
When you lose something you can't replace
When you love someone but it goes to waste
Could it be worse?

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you

And high up above or down below
When you're too in love to let it go
But if you never try you'll never know
Just what you're worth
 
Lights will guide you home
And ignite your bones
I will try to fix you

Tears stream down on your face
When you lose something you cannot replace
Tears stream down on your face
And I

Tears stream down on your face
I promise you I will learn from the mistakes
Tears stream down on your face
And I

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.
 
 
 
January 27

Federico Salvatore - Se io fossi San Gennarro

 
Se io fossi san Gennaro non sarei cosi' leggero
Con i miei napoletani io m'incaz.zerei davvero
Come l'oste fa i conti dopo tanto fallimento
Senza troppi complimenti sarei cinico e violento

Vorrei dire al costruttore del centro direzionale
Che ci puo' solo pisciare perche' ha fatto un orinale
Grattacieli di dolore un infarto nella storia
Forse e' solo un costruttore che ha perduto la memoria

Nei meandri dei quartieri di madonne e di sirene
Paraboliche ed antenne sono aghi nelle vene
E nei vicoli dei chiostri di pastori e vecchi santi
Le finestre anodizzate sono schiaffi ai monumenti

E' come sputare in faccia ai D'angio' agli Aragona
Cancellare via le tracce di una Napoli padrona
E' lo sforzo di caga.re dell'ignobile pappone
Sulle perle date ai porci da Don Carlo di Borbone

E' percio' che mi accaloro coi politici nascosti
Perche' solamente loro sono i veri camorristi
A cui Napoli da sempre ha pagato la tangente
E qualcuno l'ha incassata con il sangue della gente

E per certi cu.li grossi il traguardo e' la poltrona
E per noi poveri fessi basta solo un Maradona
E il miracolo richiesto di quel sangue rosso chiaro
Lo sa solo Gesu' Cristo che quel sangue e' sangue amaro

Lo sa il Cristo ch'e' velato di vergogna e di mistero
Da quel nobile alchimista principe di Sansevero
E con lui lo sa Virgilio il sincero Sannazzaro
Giambattista della Porta che il colpevole e' il denaro

E nessuno dice basta per il culto della festa
E di Napoli che resta sotto gli occhi del turista
Via i vecchi marciapiedi che hanno raccontato molto
Pietre laviche e lastroni seppelliamoli d'asfalto...
...l'appalto

Ma non posso piu' accettare l'etichetta provinciale
E una Napoli che ruba in ogni telegiornale
Una Napoli che puzza di ragu' di malavita
Di spaghetti cocaina e di pizza margherita

Di una Napoli abusiva paradiso artificiale
Con il sogno ricorrente di fuggire e di emigrare
E di un popolo che a scuola ha creato nuovi corsi
E la cattedra che insegna qual'e' l'arte di arrangiarsi

Io non posso piu' accettare l'etichetta di terrone
E il proverbio che ogni figlio e' nu bello scarrafone
E mi rode che Forcella e' la kasba del furbone
Che ti scambia con il pacco uno stereo col mattone

Se io fossi San Gennaro giuro che vomiterei
La mia rabbia dal Vesuvio farei peggio di Pompei
E poiche' c'ho preso gusto con la scusa del santone
Io ritengo che sia giusto fare pure qualche nome

Chiedere a Pino Daniele che fine ha fatto terra mia
Siamo lazzari felici quanno chiove 'a pecundria
Napule e' 'na carta sporca Napule e' mille paure
Ma pe' chhiste viche nire so' passate 'sti ccriature

Da Pontano a Paisiello Giulio Cesare Cortese
Da Basile a Totonno Petito fino a Benedetto Croce
Da Di Giacomo a Viviani poi Caruso coi Parisi
Da Toto' ai De Filippo fino a Massimo Troisi

C'e' passato Genovesi e Leopardi con orgoglio
La romantica Matilde e il mattino di Scarfoglio
Filangieri Cardarelli tutto l'oro di Marotta
C'e' passata la mado.nna che ora vedi a Piedigrotta

Un Luciano De Crescenzo Bellavista di Milano
E Sofia che da Pozzuoli oggi parla americano
Un Roberto De Simone che le ha preso pure il cuore
Ora cerca di sfruttarala Federico Salvatore

Ma non posso tollerare chi si arroga poi il diritto
Di cambiare e trasformare tutto cio' che e' stato fatto
Di chi vuol tagliar la corda con la vecchia tradizione
Di chi ha messo nella me.rda la cultura e la canzone

Io non posso sopportare che un signore nato a Foggia
Porta Napoli nel mondo e la stampa lo incoraggia
E che il critico ha concesso al neomelodico l'evento
Di buttare in fondo al cesso Napoli del novecento

Perche' ancora io ci credo e mi inca.z.zo ve lo giuro
Che Posillipo e Toledo li divide un vecchio muro
Come quello di Berlino che ci spacca in due meta'
Uno e' figlio 'e bucchino l'altro e' figlio 'e papa'

Se io fossi San Gennaro giuro che mi vestirei
Pulcinella Che Guevara e dal cielo scenderei
Per gridare alla mia gente tutto cio' che mi fa male
E finire da innocente pure io a Poggioreale

Perche' come Gennarino sono vecchio in fondo al cuore
La speranza Iervolino puo' lenire il mio dolore?
Io ho capito che la vita e' solo un viaggio di ritorno
Che domani e' gia' finito e che ieri e' un nuovo giorno

Sembra un gioco di parole ma mi sento piu' sicuro
Coi progetti dal passato e i ricordi del futuro
E alla fine del mio viaggio chiedo a Napoli perdono
Se ho cercato con coraggio di restare come sono.
 
Qui si può ascoltare la canzone: http://it.youtube.com/watch?v=Iig9RPSiUDM 
December 21

Intervista a Daniele Luttazzi, dopo la chiusura del programma "Decameron"

 

L’accusa di volgarità è il pretesto principe per tappare la bocca alla satira
di Stefano Corradino

“Ho fatto un programma che ha avuto un gran successo di pubblico. Per cinque puntate non se n’è parlato, poi come ho toccato certi temi è stato cancellato. E a quattro giorni dalla notizia della sospensione c’è stato il buio più completo. Perché?” Daniele Luttazzi parla del suo “Decameron”, di satira e politica e spiega le ragioni che lo hanno portato ad organizzare per questa sera all’Ambra Jovinelli uno spettacolo speciale per riproporre la puntata mai andata in onda. Ieri in un’ora tutti i voucher per partecipare alla serata erano già terminati.

La motivazione ufficiale della sospensione del tuo programma è quella di aver insultato Giuliano Ferrara. Qual è la tua versione?
Non mi piacciono le dietrologie, ma può darsi che la ragione non sia tanto la battuta su Ferrara ma il monologo sull’enciclica del Papa. Come mi ha detto Dario Fo: quando si tocca la Chiesa è lì che cominciano i guai.

Altri motivi che secondo te possono aver spinto alla chiusura?
Io dico cose precise sulla realtà italiana. Il mio è un pensiero eterodosso rispetto a quello unico che sta imperando: quello che sposa la filosofia del precariato di massa e la logica della guerra. Siamo in tanti a pensarlo ma non abbiamo accesso ai mezzi di comunicazione di massa importanti come la televisione. Possiamo farlo nei nostri blog o a teatro ma quando riesci a raggiungere il pubblico e il programma ha successo ecco che viene chiuso. Paradosso che mi è stato fatto notare da un giornalista della stessa "La7". “Era già successo”, mi ha detto. “Un programma raggiunge un picco di audience e poi per un motivo strano viene interrotto”. Davvero strano, no?

Hanno detto che andava chiuso perché è volgare.
L’accusa di volgarità è il pretesto principe per tappare la bocca alla satira. All’inizio del programma ricordavo, conscio delle critiche che sarebbero venute, che la satira non è volgare. E’ esplicita! Mantiene la sana oscillazione del nostro immaginario tra sacro e profano. Una volta le due cose convivevano, adesso in un tempo di nuovi integralismi solo al sacro viene concesso il diritto di esistere. Sbagliato. Il potere questo diritto vuole farcelo dimenticare e cerca di far ricadere la colpa della censura sul censurato. E vedere gente come Michele Serra sostenere che quando si attua la censura, metà della colpa è del censore e metà del censurato mi ha fatto accapponare la pelle: è il classico argomento utilizzato dalla destra per giustificare lo stupro: la colpa sarebbe anche della donna che ha la minigonna.

Si invocano limiti alla satira. E chi li dovrebbe stabilire?
E’ il classico argomento di chi vuole censurare. L’unico limite lo stabilisce chi la fa: è buffo che gente che non ne sa niente viene a dirlo a me che la faccio da 20 anni. Io scrivo cose che fanno ridere me. Posso sperare che piacciano a un pubblico. Ma non possiamo mai saperlo se mi chiudono la bocca.

Dopo la sospensione è stato scritto che hai copiato la battuta ad un comico americano.
Una diffamazione bella e buona perché il plagio è un reato, e se tu accusi uno di un reato non commesso lo diffami. Dal monologo di un comico americano ho preso volutamente l’elemento della vasca da bagno ( per alludere al fatto che per me Ferrara è il Rush Limbaugh italiano ). Poi ne ho recuperati, altri presi, tra l’altro, dalla tradizione satirica italiana medioevale (e dal Boccaccio stesso: in una novella il protagonista finisce in un tino di piscio e urina ). Da Rabelais, il “pisciare addosso “ e il “cagare in bocca”. Ci ho aggiunto la Santanchè in completo sadomaso, per alludere ad Abu Grahib. La mia battuta fa ridere perchè di fronte all’orrore di una guerra in Iraq e Berlusconi che “si dissocia” e dice “in fondo ero contrario alla guerra”, la mia ragazza chiede: “Daniele come fai a sopportare questo orrore?” E così le illustro il quadretto grottesco coi complici italiani della guerra in Iraq. La risata nasce dall'esempio assurdo fra le due volgarità.

E la battuta del comico americano è diversa?
Completamente. In quel monologo il comico imita un giornalista che piange e si eccita mentre gli pisciano addosso. Una cosa del tutto diversa. Quando una battuta ha un altro testo e fa ridere per un altro motivo è un’altra battuta. Sarebbe come dire, cambiando genere, che Andy Warhol ha copiato Leonardo da Vinci. Non è vero, ha aggiunto un altro significato all’opera di partenza. E la variazione sul tema è all’origine di tutta l’arte. Quindi non ho copiato alcunchè, poche storie! E sfido chiunque a dimostrare il contrario.

In Parlamento siedono ancora esponenti condannati per reati di mafia, e possono parlare liberamente. Ma quello pericoloso appare Luttazzi.
E' il vero grande tema dell’Italia di oggi. Il sistema economico politico tollera magagne allucinanti ma non può sopportare il pensiero libero, eterodosso, non controllato. La tv deve poter ammannire la solita sbobba omogeneizzata. Quando viene fuori un programma come il mio la cosa da fastidio a molteplici livelli: la satira deriva da un’esigenza interna dell’autore satirico. Non è finzione, burletta, imitazione, sfottò. Io esprimo le opinioni in cui credo. Quindi cancellando il programma cancellano le mie opinioni.

A che genere “satirico” appartengono le conversazioni intercettate tra Berlusconi e Saccà?
Al genere del reato. Berlusconi si difende dicendo non ha raccomandato nessuno ma fatto solo promesse. Per la legge, non va considerato un reato anch’esso? Uno che è stato capo di governo viene colto in fragranza di reato e non sente l’esigenza di vergognarsi e sparire dalla circolazione spontaneamente la dice lunga sulla degenerazione del senso comune e dell’etica pubblica. Un capo del governo di 30 anni fa che raccomanda delle attricette al direttore di una rete te lo immagineresti? E’ una cosa pazzesca!

Stasera porterai la puntata bloccata all’Ambra Jovinelli. Perché questa scelta?
Perchè a 4 giorni dalla notizia della sospensione c’è stato il buio più completo. Ho fatto un programma di successo. Per cinque puntate non se n’è parlato, poi come ho toccato certi temi è stato cancellato. La polemica sulla censura si è poi trasformata in una polemica sulla volgarità. La stampa mi ha sostanzialmente ignorato. Così come la politica che non ha pensato, non tanto di difendere me quanto la libertà di espressione. Poche eccezioni, tra cui Giuseppe Giulietti e gli amici di Articolo21, Franca Rame e Dario Fo i miei “amici satirici”, come Corrado e Sabina Guzzanti…

I tuoi detrattori hanno affermato che la colpa è tua perché hai agito senza senso di responsabilità.
Quale responsabilità? La responsabilità di un autore satirico è verso la sua satira. Se mi chiami dandomi carta bianca per fare satira io faccio satira, poi non mi puoi dire che non hai usato la tua libertà in modo responsabile, perché diventa un’illazione, un’offesa.

E’ quasi Natale. Rivolgi un augurio buono.
Lo faccio a tutte le persone, e sono veramente tante, che mi hanno manifestato il loro affetto trovando il tempo per raggiungermi con messaggi. La tendenza delle censura è di isolarti e tantissimi si sono preoccupati di farmi sapere che non solo. E’ bello tutto ciò.

Così diventi quasi "buonista"... E gli auguri a chi non li fai?
Te lo lascio immaginare!

July 13

Intervista a Dario Fo - Che cos'è la satira?

 

Daniele Luttazzi: Vorrei cominciare da un ricordo che ci riguarda entrambi. Io avevo 13 anni. Santarcangelo 1974, Festival del Teatro. Tu facevi "Mistero Buffo". La ricordo come una serata indimenticabile. E' stata una specie di imprinting. Non capivo la maggior parte delle battute perche' erano oltre la mia comprensione, ovviamente, ma mi divertii moltissimo perche' tu facevi il grammelot e tante altre cose e fu uno spettacolo meraviglioso. All'epoca "Mistero Buffo" fece scandalo. Dopo 30 anni, il premio Nobel.

Dario Fo: te lo auguro.

Daniele Luttazzi: Grazie. Ma veniamo al motivo dell'incontro. In queste ultime settimane un sacco di politici e giornalisti hanno voluto spiegare agli italiani che cos'e' la satira. "La satira deve deformare, non informare" e altre amenita' del genere. Io voglio usare il classico argomento d'autorita'. Chiamo te e ti chiedo: "Dario, cos'e' la satira?".

Dario Fo: Posso dire che e' un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioe' quando si sente dire, per esempio, "e' meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni", allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: "Prima regola: nella satira non ci sono regole". E questo penso sia fondamentale. Per di più ti diro' che la satira e'un'espressione che e' nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioe' e' un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.

Daniele Luttazzi: Quindi questo e' un po' il suo obiettivo, diciamo. L'obiettivo della satira.

Dario Fo: Ci sono dei limiti che realizza l'attore. Ma non per frenare, o per pudori e via dicendo. Lo fa per una conseguenza di ritmi, di tempi, di andamenti. Tu puoi dire la cosa piu' triviale, cosi ad acchito, e puo' diventare fine, addirittura poetica. C'e' una sequenza, per esempio, che io mi ricordo. E' la storia di un sesso femminile che ad un certo punto diventa indipendente. "La parpaia topola", si chiama. Una ragazza racconta di aver dimenticato il suo sesso su un chiodo con l'acquasantino perche' andava in chiesa e temeva di perderla li nella chiesa e magari qualcuno ci scivolasse sopra, le rompesse la grazie, l'armonia. Ebbene: e' tutto al limite della trivialita', dello scurrile. E alla fine diventa uno dei momenti piu' alti di poesia di tutto quello che abbiamo.

Daniele Luttazzi: Quindi, in realta', il buon gusto non e' un criterio per giudicare la satira?

Dario Fo: Anzi. Che cosa significa "buon gusto" in questo caso? Il buon gusto a mio avviso, se esiste, esiste proprio nella dimensione del banale. Ci sono delle persone che raccontano storie che in apparenza si limitano al banale e che sono espressioni di un cattivo gusto orrendo. Ad esempio, certe barzellette raccontate da certi politici. Berlusconi, fai conto. Gliene ho sentita raccontare una che era di un cattivo gusto, di un osceno incredibile. Era ributtante.

Daniele Luttazzi: C'e' un tema che m'intriga: "La cacca e il suo uso nella satira di tutti i tempi". Parliamone.

Dario Fo: Devo dire che si potrebbe parlare per una giornata intiera proprio recitando pezzi del teatro satirico antico a partire dai greci, quindi dai romani, eccetera. Tutto "Mistero Buffo" e' realizzato su queste chiavi. Per esempio, la nascita di Ruzante, oppure un pezzo famosissimo che e' la fame dello Zanni. Questo Zanni affamato oltremisura si torce finche' decide di mangiare se stesso. Nell'assurdo, nel paradosso, immagina di infilarsi un braccio dentro la gola, di tirarsi fuori le budella e poi le pulisce pian piano dello sterco e ogni tanto guarda la cacca e pensa che forse alla fine mangera' anche quella per la fame che ha. E poi c'e' la prima volta che noi vediamo un testo scritto, un canovaccio svolto per intero, alla nascita di Arlecchino. Arlecchino si presentava in scena, calava le brache, faceva la cacca e poi la gettava al pubblico. Naturalmente c'era gente che sveniva.

Daniele Luttazzi: Questa può essere un'idea. Se la mangiava anche?

Dario Fo: Se la mangiava, alla fine. La cosa piu' incredibile e' che il re applaudiva per primo perche' il re sapeva che era cioccolata, naturalmente. Ma questo non era fine a se stesso. Serviva a provocare un pubblico che era a dir poco snob, distaccato, che rideva mal volentieri, che partecipava soltanto perche' voleva essere vicino al re, ma non aveva nessuna gioia, nessun afflato. E allora il re era ben contento che questa provocazione realizzasse un capovolgimento della situazione.

Daniele Luttazzi: Qualcuno ha suggerito che la satira, confermando lo status quo, potrebbe al fin fine essere reazionaria.

Dario Fo: No. La parte reazionaria del discorso del comico e' lo sfotto'. C'è una grande differenza fra il teatro sfotto' e il teatro di satira. Il teatro di satira e' sempre morale. Infatti si chiamavano "Moralie". Non a caso un giullare, S. Francesco, usava molte volte la provocazione in senso religioso. Per esempio, quando papa Innocenzo, per la prima volta, accoglie Francesco e lo sente parlare. Naturalmente Francesco fa delle proposte per quanto riguarda l'idea che ha della religione e del modo di esprimerla che lo irritano. Perche' subito dice il denaro, toglierlo di mezzo; la Chiesa non deve avere denaro, non deve avere interessi, non deve raccogliere la carita', perché chi gestisce la carità ha il piu' grande potere, piu' grande di quello dell'Imperatore. Cose che irritano il papa. E allora il papa dice: "Senti, sono bellissime le tue idee. Ma un consiglio: noi non siamo all'altezza di ascoltare questo mistico straordinario. Tu dovresti andare in mezzo ai porci. Vai in mezzo ai porci. E mischiati fra di loro, abbracciali, il loro smerdazzo, prenditi dentro e vedrai che loro ti capiscono. L'unica gente che ti possa ascoltare, capire, sono loro."E lui cosa fa? Va davvero dai porci. Esce nelle campagne, qui a Roma, vede una porcellaia, entra nella porcellaia, ci sono delle bestie straordinarie e si mischiano, e poi parla loro. Dice: "Il papa mi ha detto di venire qua e voi mi ascoltate e vi abbraccio" e si rotola e, come dice nel testo originario, si smerdazza tutto. E poi va,corre nel palazzo del papa, approfitta del fatto che ci sono le guardie poco attente e addirittura entra nel salone nel momento in cui il papa sta mangiando con dei signori, con delle signore, anche. E il papa lo vede, quasi trema. Sentono la puzza, dice: "Ma cos'e' questa puzza?" E Francesco si inchina e poi dice: "Pontefice, caro, ci sono stato: e' vero, mi hanno ascoltato." E fa una giravolta, così smerdazzando, lanciando sterco dappertutto addosso a questi signori che svengono quasi. Il papa alza la mano per dare l'ordine alle sue guardie di prenderlo. E c'è un cardinale, un arcivescovo, Colonna, che e' un amico di Francesco, che dice: "Ferma. Cosa vuoi fare? Vuoi prendere questo e gettarlo dentro un carcere, picchiarlo e magari ammazzarlo? Fallo. Attento che questo non e' uno qualunque che viene cosi, solo, isolato, senza padre ne' madre che gli sono intorno. Se vuoi una guerra peggio di quella che c'e' stata in Francia, con le distruzioni e i massacri, se la vuoi qua ebbene tu, tu fai un'azione violenta contro di lui". "E cosa devo fare, allora? Mica posso lasciarlo andare via cosi." "No, non puoi. Abbraccialo." "Ma e' smerdato." "Proprio per questo devi farlo." E il papa, e questa e' una bella lezione, si avvicina, lo abbraccia e a un certo punto capisce l'errore che ha fatto. "Io, io sono causa di quello, mi hai dato una lezione stupenda e da questo momento puoi andare intorno a dire il vangelo come ti pare, a realizzare quello che hai in mente". La cacca usata come termine morale straordinario.

Daniele Luttazzi: Quindi la satira puo' agire anche sulla Storia, in qualche modo?

Dario Fo: Spesso. Basti pensare al timore, al panico che hanno avuto sempre i potenti davanti ai problemi della satira. Perche' la satira in molti casi ha determinato la presa di coscienza della gente, soprattutto delle classi inferiori. Ha fatto capire di avere il potere di ribaltare le situazioni, di avere il coraggio. Quindi, temuta. Tanto e' vero che Federico II di Svevia addirittura aveva emesso una legge durissima, "De contra jugulatores obloquentes", significa "Contro i giullari sparlatori infami". Chi sentiva un giullare trattare male, prendersela con il potere, poteva tranquillamente bastonare il clown, insultarlo, anche ucciderlo, perche' tanto non c'era nessuna legge che difendesse i clown. Eppure questi buffoni erano cosi sostenuti, cosi amati dal pubblico - erano la coscienza, la connessione - che difficilmente il potere riusciva a farli fuori tanto per farli fuori. Molte volte doveva perdonarli, perche' temeva che ci fossero delle reazioni grandi. E guarda che Francesco, avere il coraggio di auto nominarsi "giullare", anche se giullare di Dio, questo significa che giocava su un impatto e un sostegno straordinario da parte delle gente minuta.

Daniele Luttazzi: Quale consigli dare ai nuovi talenti della satira?

Dario Fo: Stavo dicendo prima della differenza che esiste fra fare satira e fare sfotto'. Allora posso dire a un giovane: attento. Che giocare esclusivamente sulla pura caricatura legata a un personaggio, anche a un uomo politico, che e' grasso, piccolo, magro, magari ha la gobba, magari si intartaglia, non realizza niente. Questo fa fare soltanto una risata fine a se stessa. Ma se non c'e' la dimensione morale. Se tu attraverso la satira non riesci a far capire il significato opposto delle banalita', dell'ovvio, dell'ipocrisia, soprattutto e della violenza che ogni potere esprime e porta addosso ai minori, ebbene il tuo ridere e' vuoto, e' proprio lo sghignazzo ventrale e non quello dello stomaco e dei polmoni.

Daniele Luttazzi: Una notizia della settimana scorsa che volevo commentare con te. A Bologna Leo De Berardinis, a Palermo Carlo Cecchi e Moni Ovadia hanno visto tagliati dalle giunte di centro-destra i fondi destinati ai loro teatri. Cosa sta capitando?

Dario Fo: Direi che e' proprio un fisso. E' difficile che un potere conservatore realizzi e capisca l'importanza di accrescere la cultura e di svilupparla e soprattutto di darla non come passatempo, non come momento ludico puro, ma proprio per far crescere l'intelligenza e la cultura della gente.

Daniele Luttazzi: Sono esperienze pluriennali che hanno dato lustro alla cultura italiana. Quindi non capisco questa cosa.

Dario Fo: Certo. Ma questa e' una costante. Non e' che noi abbiamo avuto premi quando si faceva per la prima volta un certo discorso culturale legato al teatro. Tu hai visto "Mistero Buffo" a Santarcangelo di Romagna. Ricorderai che c'era un pezzo fondamentale della nostra cultura, "Rosa fresca aulentissima".

Daniele Luttazzi: Cielo d'Alcamo.

Dario Fo: Ebbene, la cosa incredibile e' che questo e' un pezzo di alta cultura in chiave di grosso teatro, di passione, di ironia. C'e' questo giovane che finge di essere nobile e parla con una giovane, una servetta che e' affacciata a un balcone, e le fa dichiarazioni d'amore. E a un certo punto, siccome lui ci va giu' pesante, la ragazza dice: "Senti, parliamoci chiaro: io, piuttosto che venire a fare l'amore con te, piuttosto mi tondo il cranio, cioe' mi rapo il cranio e vado suora. Cosi non ti vedo piu', per la miseria, con tutte le tue proposte pesanti eccetera". "Ah, si?" dice il giovane. "Tu vai suora? Ebbene, io vado frate. Vado in convento, mi preparo bene, poi vengo nel tuo convento, ti confesso e al momento buono gnac!" E' un fissato cronico, proprio, ce l'ha qui l'idea. E lei allora dice: "Piuttosto che accettare una violenza tua, io mi butto nel mare e mi annego." E lui dice: "Ti anneghi? E allora io vengo giu' in fondo al mare, ti raccolgo, ti porto sulla riva, ti distendo, guardo intorno e ri-gnac!" Proprio fissato. E la ragazza terrorizzata, sgomenta, con molto candore, dice: "Ma non c'è nessun piacere a far l'amore con le annegate." Lei sa tutto perche' una sua cugina era annegata, uno era passato di li, ha guardato intorno, "Io ci provo", e poi ha detto: "Meglio il pesce spada!", una famosa battuta classica. Ebbene: questo e' all'inizio della nostra cultura. Si sa anche l'anno: 1225. Cielo d'Alcamo, ovvero Ciullo d'Alcamo, che e' il classico nome dei giullari, Ciullo significa fare l'amore, fottere, quindi sarebbe Fottitore d'Alcamo: ecco questo personaggio e' fondamentale ed e' riconosciuto anche dagli stranieri come quello che ha dato impianto, gioco alla lingua italiana. Ne parla anche Dante Alighieri. Ebbene, e' sempre censurato. Questa scena che io ho descritto non la sentirete mai raccontare, ed e' alla base della nostra cultura. La ragazza mette in guardia il giovane: "Se mi metti le mani addosso mi metto a gridare. I miei parenti arriveranno e ti riempiranno di botte". Ma il giovane sa il fatto suo: se verra' colto sul fatto, ci mettera' una difesa. 2000 augustari, circa mezzo milione di oggi. Federico II aveva promulgato una legge che consentiva ai violentatori di salvarsi, purche' ricchi, cioe' in grado di pagare questa tassa all'imperatore. "Intendi bella quel che ti dico io" dice il giovane. E qui e' il giullare che si rivolge al pubblico. Coglioncini, avete capito come siete incastrati? Questa legge salva noi ricchi e a voi vi frega. Censurata. A proposito di cambiare i libri di testo: vediamo di fare un libro di testo nel quale finalmente si racconta la verita' e si eviti che i ragazzi si annoino. Perche' se venisse raccontata in questo modo la letteratura sarebbe piu' interessante. I ragazzi direbbero: "Oh, finalmente ci siamo. Finalmente capisco qualcosa della vita e dei rapporti sociali ed economici e politici."

May 05

1967: E se ci diranno

E se ci diranno che per rifare il mondo
c'e' un mucchio di gente da mandare a fondo
noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare
per poi dire troppo tardi che e' stato un errore
noi risponderemo, noi risponderemo: no, no, no.

E se ci diranno che nel mondo la gente
o la pensa in un modo o non vale niente
noi che non abbiam finito ancora di contare
quelli che il fanatismo ha fatto eliminare
noi risponderemo, noi risponderemo: no, no, no.

E se ci diranno che e' un gran traditore
chi difende la gente di un altro colore
noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara
fare cose di cui ci dovremmo vergognare
noi risponderemo, noi risponderemo: no, no, no.

E se ci diranno che e' un destino della terra
selezionare i migliori attraverso la guerra
noi che ormai sappiamo bene che i piu' forti
sono sempre stati i primi a finir morti
noi risponderemo, noi risponderemo: no, no, no.

 

Luigi Tenco

 

April 11

"Una vita inutile vivrai, se non farai di te quel che vuoi". Luigi Tenco

 
«Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose" in finale e una commissione che seleziona "La rivoluzione". Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.»
 
(biglietto vergato a mano ritrovato accanto al suo corpo, nella sua camera all'Hotel Savoy di Sanremo )
 
March 19

...

C'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo. (Jim Morrison)
 
March 08

Il Dalèmma

Ogni disastro non ha mai un solo colpevole. E’ sempre il risultato di una catena di eventi. Cominciamo dall'inizio:

Qualche mese fa, Berlusconi teme di perdere le elezioni e cambia la legge elettorale con una porcata.

Poi il 49% degli elettori lo vota ancora nonostante 5 anni fallimentari.

Poi vince d’un soffio l’Unione.

Poi nasce una maggioranza debole, specie al Senato.

Poi è urgente fare la Finanziaria e gliela lasciano fare.

Poi il Partito Democratico stenta a nascere.

Poi la Chiesa vuole bloccare il Partito Democratico per evitare la deriva laicista su eutanasia, pacs, eccetera.

Poi i DS subiscono a sinistra il pressing dei pacifisti, che raccolgono sempre più consensi su temi sensibili come Vicenza e Afghanistan.

Poi nei DS Mussi minaccia la scissione e la confluenza a sinistra.

Che fare? Cedere alla sinistra pacifista sulla politica estera o restare amico di Condoleeza Rice? Era il dilèmma di D’Alema. Era il dalèmma.

A questo punto del poker, D’Alema, che è permaloso come un campo minato, va a vedere:-Se si va sotto al Senato, tutti a casa.-

E così è stato.

Cade il governo Prodi, e subito tutti i commentatori, i tg e i talk-show a dare la colpa ai due senatori di sinistra che non hanno votato, Turigliatto e Rossi.

Ma è un falso. Se anche i due avessero votato a favore, infatti, in base al regolamento del Senato la soglia dei voti necessari si sarebbe alzata di uno: quindi un voto sarebbe comunque mancato.

Nessuno lo ha spiegato agli italiani, di cui sono stati però subito raccolti tutti gli sfoghi indignati e delusi. Una manipolazione da manuale. Metodo ormai testato, lo stesso con cui ci hanno venduto la guerra in Iraq.

C’è anche chi ha dato la colpa ai due senatori a vita che si sono astenuti, Andreotti e Pininfarina. Possiamo dare la colpa ad Andreotti e Pininfarina? Oh, mi piacerebbe: sarebbe come comprare una scarpa col calzino incorporato. Ma non sarebbe del tutto vero, nonostante Andreotti si sia scusato ("Se sapevo che cadeva il governo avrei votato diversamente.") usando la stessa faccia con cui dieci anni fa negò di conoscere i cugini Salvo.

E' stato dunque un complotto? No, politica all'italiana. Prodi poteva benissimo non dimettersi. Lo ha fatto per metterci il carico da 90 e ottenere il risultato che voleva: i 12 punti che "rilanciano" l'azione di governo, con Pdci e Rifondazione che chiedono scusa e uggiolano nell'angolino dove li hanno cacciati. Cai cai cai!

Ci avevano impiegato quattro anni per redigere il programma dell'Unione! Adesso in un giorno sbucano fuori dodici punti che spostano al centro l'azione di governo. Ci ritroviamo con un governo Prodi-Vaticano. D'Alema: "La politica della testimonianza la lascio a Franca Rame." Che cinismo! Ma se uno in politica non testimonia gli ideali in cui crede, perchè fa politica? Per tradire se stesso? No, e infatti D'Alema esprime i propri. D'Alema: "Certa sinistra non serve all'Italia". E' la sinistra che tutti bollano come "radicale" per coprirla di ignominia. E' la sinistra pacifista. E' la sinistra.

E' la sinistra che non vuole il Partito Democratico: equivale al 12% ( Pdci, Rifondazione, Verdi + correntone DS ).

Un politico che usa la sua maggioranza con arroganza è un politico mediocre e D'Alema lo è. Infatti i DS si stanno sfasciando.

Come ministro degli Esteri, poi, D'Alema, come Blair, ha ben poco di sinistra: quand'era capo del governo autorizzò i bombardamenti in Kosovo dicendo che c'entrava l'Onu e non era vero ( tutti adesso concordano sul fatto che quei bombardamenti non erano necessari, era meglio una più energica azione diplomatica, come sostenevano i pacifisti; per fermare Milosevic, che aveva massacrato 2000 civili, le bombe Nato di D'Alema ne massacrarono altri diecimila! );

così come adesso D'Alema sostiene che in Afghanistan c'entra l'Onu E NON E' VERO: le nostre truppe sono sotto il comando del Pentagono. Il ministro della Difesa Parisi ha detto al Tg2:"Quella in Afghanistan è una missione militare per la pace in una situazione che presenta molti tratti che richiamano la guerra." Sono io, o questa frase di Parisi presenta molti tratti che richiamano la stronzata?

Siamo in guerra, nonostante la nostra Costituzione lo vieti. Una guerra in cui i talebani vengono accolti come liberatori nel sud del Paese! Con gli USA che ammettono di non sapere quando potrà finire, e che forse si farà la guerra all'Iran! Che ci stiamo a fare là, se non la guerra per conto terzi? Facciamo quello che vuole Bush, ma 10 anni fa gli USA erano CON Saddam, oggi contro. Erano CON i talebani, oggi contro. Si decidano, o il resto del mondo penserà che D'Alema non abbia una politica estera!

Tutti a parlare di "responsabilità" agitando il ricatto dello spauracchio berlusconiano. "Zitti tutti! Buoni! Volete che torni Berlusconi?" No di certo, ma le soluzioni sono almeno due, non c'è solo la vostra.

La Repubblica ha scomodato addirittura il filosofo Galimberti per spiegare che una politica responsabile tiene conto delle conseguenze. Il pacifismo è allora irresponsabile? O immaturo, come sostiene sempre D'Alema? Votare in favore della guerra è tenere conto delle conseguenze?

Ma alla pace hanno mai dato una vera possibilità? Non mi pare, mentre le loro "soluzioni responsabili" finora hanno solo aggravato i problemi e provocato centinaia di migliaia di morti. Tutto per lucrare sulle condotte di gas e petrolio in quella regione.

Come vedete, il disastro è una catena di eventi. Lo so che sembra folle, ma vi assicuro che aveva un senso quando la settimana scorsa me l’ha spiegato, Cossiga.

www.danieleluttazzi.it

March 05

1977: Terra mia

Rappresenta la nascita di una nuova canzone napoletana, ed anche la denuncia sociale di una generazione che non accettava compromessi e che nella musica riusciva ad esprimere i propri malesseri. “Terra mia” fu scritta sul divano di casa mia a S. Maria La Nova 32, le mie ambizioni erano quelle di scrivere canzoni come Luigi Tenco e suonare con i grandi chitarristi, a metà tra futuro e tradizioni.

Pino Daniele

January 26

QUANDO LE MULTINAZIONALI FANNO IL PIENO

 

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Giovedì, 25 Gennaio 2007 - 00:31 -

di Giorgio Ghiglione e Matteo Cavallaro

So, was this what the Iraq war was fought for, after all? Così, era per questo che si era combattuta la guerra in Iraq, infine? Inizia con questa domanda dal vago sapore retorico l’articolo rivelazione del quotidiano inglese The Independent. Nel numero domenicale del 7 Gennaio, troviamo infatti pubblicata la bozza di una nuova possibile legge che darebbe alle compagnie petrolifere occidentali il controllo su un’enorme fetta delle riserve irachene.
Questa proposta segue di poche settimane i suggerimenti dell’Iraq Study Group, guidato da James Baker. Pragmatico per eccellenza, James A. Baker III raccomandava nelle sue conclusioni un ritiro graduale delle truppe entro il 2008 e l’apertura ai privati del mercato del greggio iracheno, ora nazionalizzato. I media mondiali, concentrati esclusivamente sul primo punto, si sono dimenticati di osservare il secondo. L’importanza di una tale mossa è indubbia, sia sotto il profilo economico che geopolitico.

Dopo l’11 Settembre la dipendenza dal petrolio saudita era diventata non solo imbarazzante, ma anche pericolosa per gli USA. La famiglia reale saudita sembra aver dimenticato i rapporti idilliaci con Washington e guarda con sempre maggior interesse verso Mosca e Pechino.
Il controllo della terza riserva petrolifera mondiale sembrava aver risolto questi problemi, grazie ad una serie di giacimenti praticamente intonsi, ottimi per soddisfare i propri bisogni energetici.
Tuttavia i costi della guerra e della successiva ricostruzione appaiono ora troppo gravosi per la Casa Bianca. Oberati dai debiti, necessitano di capitali freschi.
La vera svolta per uscire da questo stato di crisi è fare entrare il denaro contante portato in dote dalle multinazionali del petrolio. Questo matrimonio s’ha da fare a patto però che la sposa, l’Iraq, sia il più attraente possibile. Come fare se non offrendo agli eredi delle Sette Sorelle prezzi stracciati, fuori dal mercato mondiale come convenienza?

La bozza scoperta dall’The Independent è la risposta naturale a questo quesito. Il meccanismo scelto è quello del “Production Sharing Agreement”. Si offre quindi alle multinazionali una sorta di “rimborso spese” consentendogli di tenere per sé, come copertura degli investimenti iniziali, una fetta consistente dei profitti petroliferi. Si parla del 70% dei ricavati, a fronte del 40% solitamente offerto. Ovviamente il vantaggio non si limita all’ammortizzare prima gli investimenti, anche la quota per gli anni successivi è allettante: il 20% raffrontato al normale 10%. Tutto questo in un contratto di ferro dalla durata trentennale.
Per quanto l’offerta faccia gola è difficile che le compagnie maggiori intervengano subito, si limiteranno a fare intervenire le loro consociate più piccole. Il motivo è semplice: il paese è ancora troppo instabile. Nel momento in cui la guerriglia avrà esaurito la sua fase di massima basterà acquistare le concessioni.

Il fatto che molte delle aziende in questione siano americane non può che far piacere alla Casa Bianca. In questo modo c’è la possibilità di far tornare indietro, seppur dilazionati nel tempo, i soldi spesi per la guerra. Inoltre le compagnie petrolifere non verrebbero da sole. Porterebbe con sé un esercito di “contractors” e civili di ogni sorta, impegnati a difend